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Guerra e videogiochi: conversazione con Paolo Paglianti

Dopo l'uscita di uno speciale della rivista Giochi per il Mio Computer dedicato ai giochi di strategia, pubblicai in home page un commento all'idea di guerra che emergeva da quelle pagine. Il caporedattore di GMC mi rispose, e io gli risposi a mia volta. Ora GMC ha deciso di pubblicare il mio intervento come lettera, corredato da parte della risposta di Paolo Paglianti. Per consentire ai lettori di riprendere in mano la conversazione nella sua interezza, ho deciso di ripubblicarla dandole la forma di un approfondimento. Buona lettura!

1. La mia riflessione iniziale: quella cosa chiamata guerra che tanto piace ai videogiocatori (4 settembre 2006)
Questa riflessione non c'entra tanto con i RPG, che per fortuna sono solitamente ambientati in mondi fantasy i cui riferimenti alla storia sono, quando ci sono, aleatori e rarefatti. Ma sempre di videogiochi si tratta, e quindi non siamo del tutto 'off topic'. E' uscito in edicola qualche giorno fa uno speciale della rivista Giochi per il mio computer intitolato 'Strategy' e dedicato al mondo dei giochi di strategia, sia a turni sia in tempo reale. Lo speciale è molto ben fatto (in particolare val la pena notare che è del tutto privo di pubblicità: andrebbe acquistato e sostenuto anche solo per questo) e si configura fondamentalmente come una lunga passeggiata attraverso la storia, raccontata tramite i vari titoli strategici dedicati a ciascun periodo. Nonostante la preparazione e la professionalità degli autori degli articoli, però, ci si rende presto conto che, nell'atteggiamento generale che pervade la pubblicazione, qualcosa non quadra. Le guerre che hanno sconvolto l'umanità attraverso i secoli sono raccontate come esito inevitabile di conflitti e frizioni di volta in volta dovuti a qualche motivazione più o meno credibile. Naturalmente è sempre la versione dei 'vincitori' o dei 'potenti' a essere presa per buona: la guerra ancora in corso in Afghanistan, ad esempio, è stata scatenata dagli USA a causa del "coinvolgimento dei talebani negli attentati dell'11 settembre" (in realtà sappiamo tutti benissimo che con quei cosiddetti 'attentati' i talebani non c'entrano né punto né poco). Dopo il veloce resoconto prettamente 'storico', si passa alla sezione più propriamente ludica, dove vengono esaminati i titoli in cui è possibile rivivere ciascuna battaglia. Gli scontri fra eserciti sembrano la circostanza ideale in cui mettere alla prova il proprio acume e la propria intelligenza, dato che la vittoria arriderà sicuramente a chi saprà mostrare sangue freddo, coraggio, astuzia, capacità di reagire alla sorpresa. I vari condottieri del passato, i generali dei recenti conflitti mondiali e i soldati che ne hanno preso parte sono descritti ed evocati come eroi, pronti a immolare la propria vita per la patria, pronti a lasciare una vita normale e serena per adempiere alla propria 'chiamata al dovere' (Call of duty è il titolo di un famoso sparatutto ambientato durante la Seconda guerra mondiale). Certo, la guerra è una cosa brutta: ogni tanto gli autori si lasciano scappare un 'purtroppo', ma sembra che lo facciano più che altro per senso del dovere, in ossequio al 'politically correct': sotto sotto come si fa a non invidiare gli eroici paladini dei nostri coraggiosi eserciti? Io penso che non ci sia niente di male nel voltare in gioco (e anche in commedia) gli eventi tragici del nostro passato: basta però che il prezzo non sia troppo alto. Se il prezzo è considerare la guerra come scenario in cui si mettono in atto coraggio, intelligenza e strategia, forse è meglio lasciar perdere. Chi parla di guerra, in qualunque contesto lo faccia, ha una grande responsabilità, soprattutto se sta parlando ai giovani. Trasformare l'omicidio e la distruzione di massa da atto criminale ad atto 'eroico' è una scelta che ha delle conseguenze, magari a livello inconscio, sulla psiche di tante persone. Una pubblicazione che affronta questo delicatissimo tema a livello videoludico dovrebbe continuamente mettere in chiaro che chi decide, organizza e mette in atto una guerra porta su di sé una gravissima colpa e certo nessun motivo di ammirazione. L'unico vero eroe, l'unico che mette in atto la strategia 'vincente' è colui che rifiuta di imbracciare le armi e di esercitare violenza contro altri come lui, che avrebbero come colpa solo quella di avere "una divisa di un altro colore".

2. La risposta di Paolo Paglianti corredata da altri miei commenti (6 settembre 2006)
Due giorni fa ho pubblicato un intervento (che potete leggere qui sotto) dedicato a un numero speciale della rivista Giochi per il mio Computer. La pubblicazione si concentrava sui giochi di strategia storica e da parte mia ero rimasto perplesso nel notare come la guerra fosse trattata, al suo interno, in maniera asettica se non entusiastica. Ho segnalato il mio intervento al caporedattore di GMC Paolo Paglianti, che mi ha risposto. Ecco la sua risposta inframmezzata da interventi miei; lo ringrazio fin d'ora per aver acconsentito alla pubblicazione.

ciao Mose'
come promesso, ti allego una "risposta" al tuo editoriale sullo speciale. Innanzitutto, ti ringrazio di averlo preso, di averlo letto e di averne parlato sul tuo blog. Un po' mi aspettavo una lettura di questo tipo dello speciale; tuttavia, devo dire che me l'aspettavo da una persona talmente sensibile da vedere nei "blocchettoni" di un wargame le migliaia di morti che vengono lasciate sul campo di battaglia; una persona che non gioca a wargame, ma neanche vede film di guerra, se non quelli totalmente di denuncia sociale; non gioca a
Risiko con gli amici, che non è distante da molti wargame di cui parliamo nello speciale, ma neanche a Cluedo, dato che trova repellente l'idea di "giocare" all'assassino e scherzare sull'omicidio di una persona. E neanche a Monopoly, in cui il conflitto sociale e il capitalismo sfrenato vengono trasformati in una specie di "giro dell'oca".
Onestamente, e non credo si possa prendere come un insulto, tu non mi sembri una persona così sensibile: ho letto la tua recensione di
Titan Quest, e nel testo non spendi una parola sui morti che il giocatore si lascia dietro (una valanga!). ed è giusto così, perchè chiunque abbia idea di cosa sia un videogioco sa bene qual è la differenza tra realtà e divertimento.

Ho sempre affermato con convinzione (e lo dico anche nella riflessione pubblicata sul sito) che si deve poter ridere/scherzare/giocare su qualunque tema, compreso il più difficile e scabroso. Anzi, per certi versi sono convinto che l'ironia e il gioco siano gli unici modi con cui si possono davvero affrontare certi temi, pena lo scadimento nel patetismo/sentimentalismo che spesso hanno le opere dedicate alle 'tragedie'. Il punto non è questo... il punto è, per dirla con parole chiare,  che anche se giochiamo alla guerra dev'essere chiaro che chi va in guerra è uno stupido perdente e che Napoleone non è un grande condottiero ma un pazzo criminale. Secondo me finché non si abbraccia questa prospettiva la guerra non diventerà mai il 'tabù' che dovrebbe essere.
Quanto a Titan Quest il paragone mi sembra del tutto fuori luogo... è un gioco fantasy! Il mio discorso voleva essere limitato ai giochi storici. Nel momento in cui ci si richiama alla storia (e specialmente alla storia recente), ogni scelta stilistica diventa foriera di un qualche significato simbolico in relazione alla storia stessa. Non mi interessa che si esalti come un eroe un tizio che viaggia sull'Olimpo tentando di ammazzare un titano... questa cosa non è mai successa né mai succederà. Tutt'altra faccenda è se l'eroe è un soldato che combatte in Afghanistan contro quei cattivoni dei talebani: è chiaro che così facendo si veicola comunque un messaggio politico, che lo si voglia o no.

anche perchè, se dovessimo "bandire" i giochi di guerra, o denunciarli per i loro contenuti, cosa dovremmo fare con molti, moltissimi altri generi di giochi in cui la violenza è magari in scala minore dal punto di vista numerico, ma è molto più diretta e - permettimi il gioco di parole - più in prima persona? e senza limitarci al nostro piccolo giardino dei videogiochi, cosa dovremmo dire dei film o dei libri che per puro divertimento del lettore raccontano tragedie grandi e piccole? Bruceresti pellicole come Le Iene o Salvate il Soldato Ryan, o parlandone inizieresti una ipotetica recensione o rassegna dicendo che trovi immorale massacrare vittime innocenti davanti a una banca, sbudellare poliziotti, o mitragliare persone che indossano una divisa diversa dalla tua?

Ma io non ho mai parlato di bandire alcunché! Anzi, ho detto che è giusto giocare alla guerra, ma che dipende da come lo si fa! Non farmi passare per paladino della censura, non potrei sopportarlo :-)

Al di là di questo discorso "generale", nel tuo intervento, leggo però una critica diretta a chi ha lavorato allo speciale: tu prima dici che "nell'atteggiamento generale che pervade la pubblicazione, qualcosa non quadra", prosegui con un "naturalmente è sempre la versione dei 'vincitori' o dei 'potenti' a essere presa per buona", e concludi con una vera e propria denuncia morale in cui dici che secondo te "Chi parla di guerra, in qualunque contesto lo faccia, ha una grande responsabilità, soprattutto se sta parlando ai giovani. Trasformare l'omicidio e la distruzione di massa da atto criminale ad atto 'eroico' è una scelta che ha delle conseguenze, magari a livello inconscio, sulla psiche di tante persone"
beh, è il caso di dire che "non ci sto". Siamo stati molto attenti, nella stesura dello speciale, a evitare coinvolgimenti personali o opinioni politiche altrettanto personali, proprio perchè non lo riteniamo professionale, e soprattutto pertinente con il tema trattato, cioe' i videogiochi. E, parlo a livello personale (quindi solo per me), non credo di essere neanche in grado di poter discutere in modo equo, corretto e completo di temi come i motivi scatenanti del conflitto Arabo/Israeliano.

Non ho mai voluto dire che qualcuno di voi ha espresso esplicitamente una posizione politica che non doveva esprimere... intendevo dire che parlare 'positivamente' di guerra e di condottieri militari (coraggiosi, intelligenti...) è già di per sé una posizione politica. Tutto quello che avrei voluto è una maggiore consapevolezza della posta in gioco: divertiamoci a simulare i conflitti del passato (io stesso ho giocato tantissimo ad Age of Empires, per esempio) ma evitiamo di farci prendere la mano e di celebrare gli autori di stragi e omicidi di massa come acuti strateghi. Sono prontissimo a considerare un acuto stratega un buon giocatore di TOAW, ma certo non considererò mai tale Giulio Cesare o Napoleone: quelli sono solo due pazzi criminali. Complimentarsi con loro per il loro acume strategico sarebbe come complimentarsi col mostro di Firenze perché ha usato un coltello di una buona marca.

Battuta di Luttazzi: "L'uomo fatica a valutare crimini di grandi dimensioni. Se ammazzi una persona, ti danno otto anni. Ne ammazzi dieci, ti becchi l'ergastolo. Venti persone è il massimo. Se però ammazzi cento persone, la reazione è: NOTEVOLE!!!" :-)

e questo è vero soprattutto nella parte contemporanea/moderna, dove casomai l'unico giudizio che non siamo riusciti a trattenerci dallo scriverlo è che - parlando del conflitto in Afghanista, - cito testualmente: "venne nuovamente invaso e "liberato" nell'ottobre 2001 durante l'operazione Enduring Freedom" - una frase e un "liberato" virgolettato che dubito possa essere descritta come il punto di vista del vincitore (gli USA).

Su questo ti do ragione :-)

Se da una parte, come appassionati di Storia, è stato difficile non trasmettere la passione per determinate figure storiche (e sto parlando di Enrico V, Cesare o Napoleone, non certo di personaggi vicini o vicinissimi alla nostra epoca), dall'altra non credo proprio che le persone coinvolte nella stesura di questo speciale abbiano in alcun punto dello speciale trasformato "l'omicidio e la distruzione di massa da atto criminale ad atto 'eroico' ". Se tu hai avvertito questo, ti prego di indicarmi pagina e capitoletto, perchè nè nei pezzi scritti da me, nè da quelli dei miei amici e colleghi mi pare proprio che qualcuno abbia esaltato la guerra, il massacro o la violenza.

Non c'è nessuna esaltazione esplicita (ci mancherebbe!), c'è più che altro una mancanza di condanna e un certo compiacimento nel parlare della 'grandezza' di personaggi di dubbio gusto come quelli sopra citati...

credo invece che un tuo fortissimo sentimento antimilitarista ti abbia fatto vedere l'esaltazione militare in una rivista dove invece abbiamo "solo" parlato di giochi. giochi di guerra, wargame e strategici, ma sempre "giochi", e dove - a mio modo di vedere - includere un discorso morale non è solo inutile, ma soprattutto fuori luogo, esattamente come lo sarebbe stato nella tua recensione di Titan Quest di cui ho parlato prima.
Scrivere "
Rome Total War è molto divertente, ma ricordatevi che il massacro delle popolazioni vicine non è un atto da ammirare" mi sembra francamente irrispettoso dell'intelligenza dei nostri lettori, anche quelli più "giovani" di cui parli tu.

Il tuo discorso filerebbe se la condanna della guerra fosse qualcosa di acquisito. Anche io, quando ero giovane e innocente, pensavo che fosse un dato acquisito. Purtroppo non lo è: proprio in questi giorni la quasi totalità dei mezzi di comunicazione ci sta spiegando che è buono e giusto mandare soldati e carri armati in Libano per far 'fare la pace' a libanesi e israeliani. Sempre in questi tempi, la gente vota e rivota senza problemi per partiti e movimenti politici che hanno promosso in passato guerre e bombardamenti. Purtroppo il rifiuto della guerra è un dato acquisito solo per poche, pochissime persone. In questo clima parlare di guerra senza condannarla apertamente è, secondo me, pericoloso e poco responsabile.

Poi, nel mio piccolo, spero che lo speciale serva a chiunque lo legga per farsi un'idea di un certo tipo di divertimento elettronico che - tra una partita e l'altra - possa insegnare un po' di Storia (che non è mai male). Parafrasando Tacito, solo conoscendo la Storia, potremo evitare in futuro quello che è successo in nel passato.

Conoscere la storia in modo asettico non serve a nulla. Se il prezzo per conoscere il periodo napoleonico è sentirsi dire che Napoleone è un genio, mi sa che è meglio non sapere nulla del periodo napoleonico...

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