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Fallout:
New Vegas - Honest Hearts
La seconda mini-espansione per il
capolavoro di Obsidian ci mette davanti le distese dei canyon di Zion,
nelle quali ci aspetta una nuova e interessante avventura e tanti
suggestivi panorami.
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1. Cambio di rotta
Se
con le ormai sorpassate espansioni vendute in negozio l'obiettivo dello
sviluppatore era solitamente, oltre ovviamente a spremere fino in fondo
le potenzialità economiche di un titolo di successo, limare i suoi
difetti venendo incontro alle richieste del pubblico, con la diffusione
dei cosiddetti DLC (DownLoadable Content,
contenuto scaricabile) la situazione è cambiata. La fisiologica
'parcellizzazione' dei contenuti ha reso possibile una loro
differenziazione reciproca, che consenta di accontentare anche pubblici
di tipo diverso, dotati di diversi desideri e speranze. L'appassionato
radicale si approprierà senza tanti pensieri di tutte le espansioni: la
platea meno attenta, d'altro canto, potrà scegliere tra un menu le cui
portate spesso si distaccano non solo per l'ambientazione e la
mini-trama, bensì anche per caratteristiche concernenti la stessa
giocabilità, approfondita ora in un senso ora nell'altro. Il primo DLC
di Fallout: New Vegas, intitolato Dead Money e
da noi recensito qualche settimana fa, si concentrava sul movimento
attento e furtivo, sulle sensazioni claustrofobiche, sulla necessità di
aguzzare l'ingegno per superare trappole e oscure minacce. Si trattava,
dunque, di un prodotto destinato a giocatori particolarmente attenti,
disponibili a investire nel loro hobby anche il tempo di provare e
riprovare più volte una medesima sequenza prima di venirne a capo. Con
il secondo DLC, Obsidian muta decisamente il suo percorso e ci mette
davanti un nuovo, vasto territorio, da esplorare liberamente e con
serenità, ritornando a quella giocabilità lenta e pausata, fatta di
azioni ma anche di contemplazione, che tanto contribuisce a rendere
unici i GdR free-roaming cari a Bethesda (alla quale appartiene il
motore di gioco su cui lo stesso New Vegas e le sue espansioni sono costruiti). Honest Hearts,
dunque, rappresenta per certi versi un ritorno a casa per gli
appassionati della serie: eppure gli elementi nuovi non mancano, e sono
sufficienti a conferire anche a questa mini-espansione un suo ben
preciso carattere. Indaghiamo la faccenda più in profondità.
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I panorami offerti dai canyon sanno essere davvero suggestivi
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Le tribù marchiano i resti del vecchio mondo, considerandoli zone tabù
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2. Tra politica e religione
Anche Honest Hearts, come Dead Money,
è acquistabile solo tramite Steam, la piattaforma di digital delivery
di Valve cui si appoggia anche il gioco base; una volta attivata la
nuova espansione e caricato un salvataggio precedente il finale, il
nostro personaggio capterà il consueto messaggio radio che farà partire
la nuova avventura. Si tratta questa volta non di un SOS ma piuttosto
di una offerta di lavoro: la compagnia Happy Trails Caravan cerca una scorta armata per un pericoloso viaggio dal Mojave verso Zion, dov'è attesa da una tribù di Mormoni (New Canaanites)
che rappresenta un buon partner commerciale. La compagnia è in attesa
all'interno di una caverna, sorta di passaggio naturale verso i canyon
che conducono nello Utah: per essere accettato come scorta, il nostro
personaggio dovrà abbandonare tutti i suoi compagni di viaggio e anche
parte del suo inventario, per non appesantire troppo la carovana.
Quando tutto sarà pronto, il viaggio potrà finalmente iniziare: le
lunghe ore del suo svolgimento, astrattamente sintetizzate da una serie
di schermate statiche, saranno una buona occasione per comprendere la
situazione politica e sociale sviluppatasi all'interno degli scoscesi
canyon scavati dal fiume Virgin. Il gioco non lo racconta
esplicitamente, ma tutto parte dalla figura di Randall Clark,
esploratore che per primo percorse i canyon di Zion dopo la guerra, che
peraltro non aveva toccato quest'area, sorta di paradiso incontaminato
anche dopo la catastrofe nucleare. Clark osserva da lontano
l'attraversamento dell'area da parte di gruppi umani più o meno
pericolosi e disperati, quasi tutti in fuga dalle devastazioni del
conflitto alla base della storia futura immaginata dal gioco: non
riesce però a non aiutare, seppur indirettamente, un indifeso gruppo di
bambini, giunto su quei lidi per chissà quali ragioni. Crescendo,
questi svilupparono una forma elementare di culto tribale verso quello
che chiamano Father in the Cave,
ossia il Padre nella Caverna, che altri non era che lo stesso Clark.
Quando questi morì, lasciò le sue caverne piene di trappole
impenetrabili per la tribù, che prese a trattare con timore e riverenza
tutti i manufatti provenienti dalla cultura pre-bellica: questa tribù
prese il nome di Sorrows e
continuò pacificamente ad abitare i canyon. Questi ultimi, d'altro
canto, diventarono terreno di guerra quando furono attraversati da
alcuni Mormoni provenienti dalla città di New Canaan, inseguiti da una
belligerante tribù nomade, chiamata White Legs ("Gambe
Bianche"). Qui c'è finalmente il legame con le vicende narrate nel
gioco principale: il capo della sanguinaria "Legione", Caesar, aveva un
potente braccio destro, di nome Joshua Graham, ex Mormone convertitosi
al verbo della Legione, peraltro da lui stesso co-fondata. Questo
Joshua, ripetutamente nominato nel gioco base, venne abbandonato da
Caesar dopo un grave insuccesso militare: ma il crudele leader della
Legione non poteva limitarsi a scaricarlo, infatti pensò per lui una
morte orribile. Cosparso di pece e gettato in un dirupo, Graham venne
da allora ricordato come il Burned Man ("Uomo
Bruciato"): ufficialmente morto, ma da molti ritenuto tuttora vivo e
pronto a vendicarsi sul suo ex-capo. Le leggende hanno un fondo di
verità: ne deve essere al corrente lo stesso Caesar, dato che i White
Legs, alleati della Legione, sono stati mandati contro New Canaan
proprio nel tentativo di eliminare definitivamente Graham. Di questa
battaglia pagano le spese i poveri Sorrows, che hanno come unico torto
quello di vivere nel luogo del conflitto: nei canyon del fiume Virgin
il nostro personaggio incontrerà tutte queste tribù e verrà soprattutto
in contatto con i terribili sensi di colpa dei Mormoni, alla ricerca di
un modo per salvare gli innocenti ma dotati di idee anche molto diverse
riguardo al come raggiungere questo ambizioso obiettivo.
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I personaggi secondari sono interessanti, ma non sono approfonditi come in Dead Money
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Nei combattimenti, resta disponibile la modalità di puntamento VATS
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3. L'eroe a caccia di panorami
Concretamente, Honest Hearts ci
mette a disposizione un nuovo, vasto territorio da esplorare, dentro il
quale troveremo una serie di missioni tutte in qualche modo legate al
destino delle tribù che popolano i canyon scavati dal fiume Virgin. Non
ci troveremo mai di fronte a incarichi particolarmente ramificati e
complessi: il più delle volte, si tratterà di eliminare guerrieri
appartenenti alla tribù White Legs, oppure di trovare manufatti nascosti in aree difficilmente raggiungibili. Fin dalle prime battute si comprende che Honest Hearts non punta, come il suo predecessore Dead Money,
sulla raffinatezza e sull'intensità dei contenuti, quanto piuttosto
sulla creazione di una nuova ambientazione, a suo modo evocativa e
poetica, dotata di una sua identità precisa pur non rinunciando a
puntuali rimandi al gioco originale. In più di una occasione, la sfida
maggiore rappresentata dall'avventura è intimamente connessa proprio
alla struttura dei nuovi territori, molto sviluppati in senso
verticale: quel che sulla mappa automatica appare vicinissimo si rivela
in realtà raggiungibile solo dopo lunghe divagazioni attraverso rampe,
ponti sospesi sul vuoto e caverne. Questo girovagare mette in evidenza
non solo l'ottimo lavoro svolto dai grafici nella ricostruzione dei
panorami dei canyon (per quanto il motore grafico del gioco ormai
cominci a dimostrare tutti i suoi anni, soprattutto di fronte ai
virtuosismi di prodotti più recenti come The Witcher 2),
ma anche l'apprezzabile tentativo di variare ulteriormente le atmosfere
tramite l'innesto di dettagli che sanno fare la differenza, primo tra
tutti il mutare delle condizioni atmosferiche: pioggia, vento e nebbia
possono rendere più difficoltose, ma anche più interessanti, le nostre
esplorazioni, senza contare che l'onnipresenza del fiume Virgin ha
consentito di dedicare grande attenzione anche all'acqua, molto ben
realizzata e sfruttata a dovere anche in alcune missioni. Come già si
accennava, un elemento indubbiamente positivo è anche rappresentato dai
legami col gioco originale: per chi si è appassionato delle vicende
relative ai gruppi di potere che si contendono il dominio del Mojave e
di New Vegas, sarà interessante completare Honest Hearts anche solo per approfondire la storia di figure come il mitico Burned Man.
E non si pensi che tali legami siano puramente tematici, avendo essi al
contrario un preciso riverbero anche in termini di giocabilità: a
seconda di quel che il nostro personaggio avrà fatto (o non fatto) nel
gioco base, egli avrà a disposizione, nell'espansione, risposte
differenti nei dialoghi. C'è da dire, a onor del vero, che in questa
espansione non c'è la quantità di scelte reciprocamente intrecciate
viste nel gioco base: in fin dei conti esiste un'unica vera scelta
'narrativa', che verrà fatta nelle ultime battute e che condizionerà
profondamente il finale. Ciò detto, al giocatore viene lasciata una
sufficiente illusione di libertà, concretizzata però più sul lato
esplorativo che su quello narrativo: un elemento, questo, che potrebbe
deludere i fan storici della serie. Honest Hearts permette al giocatore di reclutare tre nuovi compagni di viaggio: anche se non si raggiungono i virtuosismi toccati in Dead Money,
anche in questo caso il tentativo di conferir loro una personalità
credibile, veicolata anche attraverso tematiche drammatiche, è
decisamente apprezzabile.
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La pioggia è una benvenuta novità, ma la sua realizzazione non fa gridare al miracolo
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Le caverne sono spesso l'unica strada per raggiungere il nostro obiettivo
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4.
Conclusioni
Pur rimanendo senza dubbio un prodotto di alta qualità, dobbiamo ammettere che Honest Hearts non ci ha entusiasmato come la prima mini-espansione, Dead Money.
Se quest'ultima dimostrava sotto di sé un eccezionale lavoro di
'distaccamento' dal gioco originale, nel tentativo di offrire qualcosa
di profondamente nuovo pur se coerente col tutto, Honest Hearts si
limita a proporre una giocabilità più convenzionale, semplicemente
rivestendola di un'ambientazione inedita. Considerando la quantità
abnorme di contenuti già offerti da New Vegas,
e considerando che una mini-espansione non potrà mai per sua natura
competere con l'intreccio di sì vasti contenuti, ci sentiamo di poter
dire che Honest Hearts va
consigliato soprattutto a chi ha amato alla follia il gioco base e non
vuole rinunciare alla possibilità di indagarne più a fondo il mondo e
le atmosfere. Restiamo in fiduciosa attesa, nel frattempo, dei prossimi
pacchetti aggiuntivi.
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Tre pregi di Honest Hearts
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Tre difetti di Honest Hearts
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Nuova ambientazione molto ben realizzata
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I meccanismi della giocabilità non hanno subito variazioni significative
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Le nuove avventure sono indipendenti dal gioco base, ma a esso strettamente legate
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Le missioni sono semplici e lineari
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L'esplorazione del territorio è varia e appagante
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La narrazione è vistosamente 'piatta' rispetto a quanto visto in New Vegas e Dead Money
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Risorse
online per Honest Hearts
Sito
ufficiale
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sulle espansioni, e rappresenta il punto di accesso verso i forum, assai
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Sito
ufficiale di Obsidian
Il sito degli autori di Fallout: New Vegas e
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Fallout
Wiki
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sia sul gioco sia sull'ambientazione. Non manca un dettagliato
walkthrough per chi dovesse avere problemi nel proseguire.
