Articolo scritto da Mosè Viero, moseviero@virgilio.it

Tratto dal sito La maschera riposta, www.lamascherariposta.it


Cos'è questo sito?

La genesi e la storia de La maschera riposta, con elementi di legenda

1. Introduzione e preistoria
La maschera riposta nasce online il 4 maggio 2005, dopo una gestazione di svariati mesi. Questo piccolo sito è il prodotto di un percorso, quello compiuto da me a partire dal 1998, anno in cui ebbi modo di toccare con mano il mio primo RPG, Baldur's Gate di Bioware/Black Isle. L'esperienza di gioco accese una passione che si affiancò (e ancora si affianca) a quella per altri generi videoludici, primi tra tutti gli strategici e i gestionali. La partecipazione attiva alle discussioni telematiche, principalmente attraverso i newsgroup, mi portò a entrare in contatto con altri appassionati e anche con professionisti del settore: da questi contatti emerse presto la possibilità di iniziare a scrivere di videogiochi. Il primo sito a cui collaborai fu Caesar3.it, un progetto amatoriale dedicato al gestionale di costruzione cittadina Caesar 3 di Impressions, pubblicato da Sierra (il sito è ancora online e contiene ancora i miei "saggi" sul tema, che a rileggerli oggi mi appaioni talvolta in tutta la loro disarmante "ingenuità"). Che mi piacesse scrivere lo sapevo già da anni; in questa occasione ebbi però modo di scoprire un terreno di scrittura quasi "vergine", dato che sui giochi per i quali mi divertivo a comporre articoli e approfondimenti esistevano semplici "vademecum" del tutto privi di analisi e anche di "carattere".

2. Le mie prime collaborazioni web; l'influenzabilità della critica videoludica
Da questa esperienza ne nacque un'altra, più approfondita e "generalista": la collaborazione con il sito Iniziopartita.it, che pubblica recensioni di giochi di tutti i generi e per tutte le piattaforme. Fu in questo ambiente che iniziai a scrivere le prime recensioni dotandomi di strumenti di analisi di tipo professionale, anche se il lavoro era anche allora completamente gratuito. Successivamente venni contattato e "assunto", per una cifra quasi simbolica (che peraltro poi non mi è neanche stata data) da un altro sito generalista, Multiplayer.it (nella sua sezione dedicata ai RPG e chiamata RPGPlayer): il panorama qui era molto più visibile e anche più ricco di professionisti, ma la natura generale della collaborazione non fu molto diversa. Si trattò di esperienze importanti, ma non tutto andò per il meglio: in alcuni (fortunatamente pochi) casi, ciò che scrissi venne modificato per non urtare troppo la sensibilità di alcuni produttori e distributori con cui la dirigenza del sito aveva costruito, nel corso degli anni, un rapporto quasi collaborativo. Pur ammettendo che in certi casi mi lasciavo andare a un livore che mal si confà a un recensore obiettivo, mi convinsi in quel caso che un grosso problema del mondo della critica videoludica è il suo rapporto privilegiato con chi dovrebbe essere invece l'obiettivo dei suoi strali. E' consuetudine, in questo strano mondo, dover necessariamente mantenere rapporti cordiali con distributori e produttori pena l'impossibilità di essere invitati a eventi la cui copertura risulta fondamentale in un mercato così fortemente concorrenziale. Viene così a crearsi una situazione paradossale, non troppo dissimile da quella in cui si trovano troppo spesso i giornalisti che hanno il compito di raccontare la politica "di palazzo": coloro che dovrebbero essere "criticati" sono anche coloro che forniscono le indispensabili aperture e gli indispensabili agganci per poter continuare nel proprio lavoro. E' questo, fondamentalmente, il motivo per cui le recensioni professionali, anche quelle negative, sono spesso prive di mordente, caratterizzate da interminabili giri di parole atti a cercare sempre di giustificare in qualche modo le manchevolezze del titolo analizzato o a metterne in evidenza i pochi pregi magari presenti. Quando il produttore di una schifezza è contemporaneamente colui che ti dà da lavorare, chiamare le cose col loro nome diventa improvvisamente una impresa titanica.

3. Il problema dell'immaturità del critico
Se questo appena trattato può essere considerato forse il problema maggiore nel settore, ce n'è un altro che per certi versi non è da meno, e cioè la preparazione del recensore stesso. Se le riviste cartacee offrono in genere il lavoro di autori competenti e con grande esperienza (al di là della loro effettiva efficacia in sede di giudizio), lo stesso non si può certo dire dei siti web, dove spesso operano semplici appassionati con velleità critiche assolutamente improbabili. Complice forse il fatto che la gratuità dell'impresa spinge al cimento principalmente ragazzi alle prime armi, non è così inconsueto leggere su internet recensioni scritte da persone del tutto incapaci non solo di passare dalla mera descrizione all'analisi ma anche, nei casi più disperati, di costruire una frase di senso compiuto in lingua italiana adoperando una sintassi più complessa di quella normalmente adoperata nella scuola elementare. Per l'universo videoludico, questo è un problema che trascende l'ambito della critica per riversarsi sulla concezione generale che del nostro hobby ha il grande pubblico: il videogioco è una faccenda per ragazzini, possibilmente semi-analfabeti. La quasi totalità dei non addetti ai lavori non ha la minima idea del fatto che il videogioco è una forma di comunicazione artistica come tante altre e che quindi vi possono essere videogiochi terribilmente seri, drammatici, portatori di ideologie anche estremamente complesse. Durante la mia collaborazione con i siti web, ho scoperto che questo problema non è solo dovuto all'oggettiva composizione di tanta parte dell'utenza ma anche alla formazione della parte migliore della medesima. Troppo spesso l'esperto di videogiochi è approdato a questa specializzazione dopo studi informatici, e questo lo porta naturalmente a focalizzare la sua attenzione su aspetti eminentemente tecnici, a scapito di quelli comunicativi e "letterali". Non è raro imbattersi in recensioni, anche ben fatte, infarcite di considerazioni su concetti quali la risoluzione, l'anti-aliasing, l'audio direzionale, l'illuminazione dinamica... non che si tratti di concetti poco importanti, ma ridurre il gioco al suo "motore" è una trappola in cui si cade un po' troppo spesso nel nostro mondo. Può essere utile paragonare la critica videoludica alla critica di forme di comunicazione più mature: è pensabile una recensione cinematografica che parli diffusamente della fotografia, del dolby surround e della qualità della pellicola utilizzata e si "dimentichi" di parlare della storia, della caratterizzazione dei personaggi, in ultima istanza del "significato" (se c'è) di un certo film o di una certa scena? Non è pensabile, per il semplice fatto che il recensore di cinema non ha necessariamente la formazione "tecnica" che ha invece spesso il recensore di videogiochi. Io, con la mia formazione umanista (sono laureato in Conservazione dei Beni Culturali e lavoro nell'ambito del sistema museale italiano), mi sono sentito inizialmente un pesce fuor d'acqua tra i recensori di videogiochi: presto però mi sono accorto di notare e sottolineare in sede di giudizio cose che la maggior parte dei miei colleghi neppure "vedevano", persi com'erano a preoccuparsi di spixellamento e gestione della telecamera. Insomma, io credo che nella critica videoludica sia necessaria principalmente una iniezione di "maturità", intesa non tanto e non solo in senso anagrafico quanto nel senso di una maturità di sguardo, che sappia cogliere e analizzare tutte le facce di un prodotto, e soprattutto quelle riguardanti il contenuto "emozionale", da sempre il vero centro di ogni forma di comunicazione (fatta salva, ovviamente, la presenza stessa della "comunicabilità", vale a dire nel nostro caso la cosiddetta "giocabilità"). Ovviamente non ho la presunzione di rappresentare io solo, con la mia modesta storia, la possibilità di un cambiamento: io mi limito a fare quello di cui sono capace e a sperare che qualcuno possa essere interessato.

4. Da "dipendente" a "libero professionista"
Dopo aver scoperto che sia su Iniziopartita sia su Multiplayer non ero del tutto libero di fare le cose come avrei voluto, ho deciso di armarmi di pazienza e di costruire, da digiuno totale di HTML quale ero, un piccolo sito dove mettere le *mie* recensioni. Così è nata La maschera riposta: il nome è un mio piccolo vezzo e si riferisce al fatto che per "interpretare" occorre mettersi una maschera, ma mentre si riflette sul proprio hobby non si sta interpretando, quindi la maschera viene messa da parte. Il primo giorno di messa online il sito ha avuto una ottantina di contatti, tutti presumibilmente derivati dal newsgroup in cui ne avevo pubblicizzato la nascita (it.comp.giochi.rpg); successivamente si è stabilizzato sui 40 contatti al giorno circa. Sono pochi, soprattutto se li confrontiamo con quelli di altri siti italiani che si occupano della medesima tematica o di tematiche simili: ma bisogna sottolineare che non mi sono mai particolarmente impegnato dal punto di vista comunicativo, e che chi arriva qua lo fa perché si è imbattuto in un mio intervento sul web con relativa firma. I commenti che ogni tanto arrivano nella mia casella postale mi fanno pensare che ci siano diverse persone che seguono con una certa costanza il mio lavoro e di questo sono molto soddisfatto. Certo, se avessi più tempo (o se mi pagassero per lavorare a questo sito) le cose potrebbero migliorare di molto. La lamentela più diffusa riguarda il fatto che il sito è statico e quindi non consente l'inserimento di commenti o le ricerche con parametri complessi. Come dicevo sopra, io sono totalmente digiuno di HTML e di programmazione: dal mio punto di vista è già un miracolo che sia riuscito a fare un sito come questo totalmente da autodidatta. In futuro potrei decidere di indagare le funzionalità avanzate del web editing, ma non faccio nessuna promessa in proposito. Per il momento chiunque può inviare commenti, e i più interessanti (cioè quelli che danno critiche e suggerimenti oltre che complimenti) sono sempre stati pubblicati. A parte le problematiche tecniche, sarebbe bellissimo avere il tempo per recensire tutti i prodotti del fertile mercato della produzione indipendente (a breve spero di rimediare) o anche i grandi giochi del passato ancora giocabili sui sistemi attuali. Purtroppo, si fa quel che si può :-)

5. Non si solo gioco vive l'uomo
Non avendo mai provato prima l'ebbrezza di avere un sito entro cui scrivere tutto quello che mi passa per la testa, ho deciso fin da subito che lo scopo principale di questa pubblicazione sarebbe stato affiancato da diversi altri scopi secondari che mi permettessero di sfruttare fino in fondo la mia nuova "creatura". Càpita così che ogni tanto mi venga la voglia di scrivere qualcosa che non riguarda per niente i giochi di ruolo per computer: principalmente cose che riguardano la politica o l'attualità, che in un certo senso rappresentano un'altra mia passione, nel senso che credo sia il dovere di ogni essere umano informarsi su quello che succede e comportarsi di conseguenza. Non sono mancate critiche a questo modo di utilizzare il sito: alcuni mi hanno fatto sapere di ritenere "scorretto" mischiare la politica al gioco. Questo secondo me rivela ancora una volta lo stato di minorità in cui si trova la critica videoludica: mentre è comunemente accettato e anzi quasi ovvio che un critico cinematografico o musicale esprima la sua ideologia mentre svolge il suo lavoro, la cosa pare assurda nel momento in cui si parla di videogiochi. Io ovviamente continuerò a fare come ho sempre fatto e a scrivere sul sito tutto quello che ho voglia di scriverci. La soluzione per garantire il pluralismo non è fingere di non avere nessuna opinione, ma agire affinché tutte le opinioni abbiano eguale spazio e possibilità di esprimersi. Dato che nel web la libertà di espressione è (ancora) decisamente forte e ben difesa, direi che il problema non si pone nemmeno. Chi non è d'accordo con quello che scrivo può semplicemente farsi un suo sito come ho fatto io, e scriverci quello che pensa lui. Sarò il primo ad andarlo a visitare.

6. Effetti del sito
Oltre ad avere sicuramente aumentato la mia cultura personale nel settore e ad avermi consentito di avere interessanti discussioni con tanti altri appassionati, il sito ha avuto un altro effetto: è stato notato dalla redazione della rivista di videogiochi più venduta in Italia, Giochi per il mio Computer. Un giorno mi ha scritto il suo caporedattore Paolo Paglianti: lo spunto iniziale è stato il fatto che nell'articolo che inizialmente compariva al posto di questo io citavo quella rivista come esempio per molte delle critiche che facevo verso il giornalismo videoludico (alcune, per esempio quella contro la pubblicità, ho scoperto che erano del tutto campate in aria: le riviste di videogiochi, al contrario dei quotidiani e dei settimanali, vivono quasi esclusivamente grazie ai loro lettori, il ricavo della pubblicità è minimo). Da quella circostanza nacque un interessante confronto tra me e Paolo Paglianti, che in breve cominciò a spaziare anche oltre i confini dell'arte videoludica. Non ci volle molto perché maturasse l'idea di una collaborazione, che alla fine si concretizzò tramite un articolo all'interno dello speciale dedicato al gioco di ruolo pubblicato da Giochi per il mio Computer. Da questo punto di vista non so cosa riserverà il futuro: la collaborazione potrebbe continuare, potrebbe diventare più "importante", oppure potrebbe anche terminare del tutto. Dato che in ogni caso gli spazi e i tempi della rivista non mi consentiranno mai di farci pubblicare dentro tutto quello che mi va di dire sul videogioco, questo sito resterà comunque in vita.

7. Legenda
La maschera riposta recensisce giochi di ruolo per computer. Non recensisce *tutti* i giochi di ruolo per computer, anche se tenta di dare almeno un'occhiata ai titoli principali che escono sul mercato. Il suo obiettivo non è la tempestività: crediamo che la calma permetta di analizzare con molta più perizia un prodotto che non la fretta. Questo sito ha una sua precisa idea di gioco di ruolo (quella spiegata in questo articolo) e giudica di conseguenza le produzioni analizzate. Quando un gioco viene ritenuto particolarmente meritevole, gli vengono dedicate delle pagine speciali. A volte, vengono messi online articoli che non parlano di un gioco in particolare ma di tematiche più generali, comunque collegate al gioco di ruolo per computer (sono gli articoli che compaiono nella pagina degli approfondimenti). Se lo si ritiene necessario, a un medesimo gioco vengono dedicate più recensioni, realizzate a una certa distanza di tempo l'una dall'altra. Come sistema di giudizio rapido, si è deciso di adottare il sistema dei cinque pallini; ecco la legenda:

*Orripilante
**Mediocre
***Carino
****Bello!
*****Capolavoro

Il giudizio indicato dai pallini è sommario e opinabile: la vera analisi è ovviamente contenuta nella recensione. Se un giorno decido che una certa valutazione non ha più senso, mi riservo la possibilità di cambiare i pallini assegnati al relativo gioco.
Per facilitare la navigazione, ho scelto due codici di colore che userò per i titoli delle news, dei link consigliati e del sito in generale:

con questo colore vengono indicati gli elementi che riguardano i rpg,

mentre con questo colore vengono indicati gli elementi che non riguardano i rpg.

Buona navigazione, e se avete qualche commento non esitate a scrivermi adoperando la sezione Contatti.